DILOMBO
1969 - 2009  Convivere con l'emergenza

Patrocinio e finanziamento del Comune di Roccastrada - Patrocinio dell'Associazione Roccastradini nel Mondo
Collaborazione con Comitato Festeggiamenti Cittadini e Compagnia Instabile dei Dintorni

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Prefazione

La trasposizione temporale del ricordo del dilombo del 1969 si presenta alla memoria con un quadro rigorosamente in bianco e nero. Questi, infatti, erano i colori con cui il telegiornale nazionale diffondeva le immagini dell’evento che casualmente ebbi l’occasione di osservare.

La curiosità di un sedicenne di vedere il proprio comune di assurgere agli onori della cronaca nazionale era lontana dall’immaginare che il fenomeno avrebbe accompagnato per lunghi anni molte delle famiglie colpite, condizionato radicalmente l’assetto urbano di Roccastrada, richiesto ingenti finanziamenti per il consolidamento e per una dignitosa risposta all’emergenza abitativa ed infine, impegnato largamente la mia futura esperienza di sindaco.

Non biasimo la spettacolarizzazione della notizia, connotato di cui il 1969 ha largamente goduto per elevarsi al rango di uno degli anni più ricordati (lo sbarco del primo uomo sulla luna, il megaconcerto di Woodstock, la strage di Piazza Fontana), ma indico nella possibilità di sottovalutazione del fenomeno, l’errore di pensare che a distanza di quaranta anni, il problema possa essere definitivamente risolto.

Pur in maniera postuma e ampiamente riflettuta, solidarizzo con i cittadini colpiti e con gli amministratori in carica che si sono trovati ad affrontare l’emergenza in un’epoca in cui la ”Cultura dei disastri” era tutt’altro che formata e l’organizzazione della rete di “Protezione Civile” era ancora lontana da venire.

Appare singolare, ma non è una rarità per Roccastrada, che un fenomeno chiaramente naturale, offrisse lo spazio al contenzioso politico, che divampò all’epoca ma che ebbe tempi di ritorno anche negli anni successivi.

Gli studi tecnici e gli approfondimenti scientifici effettuati hanno sancito la particolarità e l’unicità del movimento franoso, analogamente, anche gli interventi riparatori e di messa in sicurezza dovevano essere pensati e progettati in maniera adeguata e molto personalizzata.

Persino il termine “dilombo”, di inflessione molto dialettale, è stato valutato come più “pertinente” dagli studi che sono stati condotti.

La connotazione fortemente Roccastradina dell’evento primario e delle azioni connesse costituiscono il “cuore” di una ricorrenza che l’Associazione Roccastradini nel Mondo ha avuto il merito di proporre con questa pubblicazione di grande interesse e valore evocativo.

L’Amministrazione Comunale plaude all’idea, sostiene il progetto e ne sottolinea il profilo civile.

Fare di un evento calamitoso un attestato della tenacia, della capacità di riscatto, della volontà e della determinazione di una comunità significa fortificare le radici della sua identità, che va a merito di chi, suo malgrado, il problema lo ha vissuto direttamente, ma che ha il pregio di trasferire alle generazioni future, valori genuini e stimoli aperti al più sano spirito di emulazione.

Considero fortunata l’opportunità di essere il sindaco di una comunità così fortemente temprata, valori che meritano rispetto, che richiedono un grande impegno e che, sinceramente, spero di non deludere.                                                                                       

Il Sindaco

                                                                            Giancarlo Innocenti

 

Come vissi l’evento

(prefazione di Giuliano Bartalucci sindaco in carica fra il 1969 e il 1975)

Se oggi, a distanza di 40 anni, rappresenta per me un piacere rivisitare e raccontare i giorni della frana e le difficoltà affrontate successivamente, altrettanta serenità non posso dire di averla avuta all’epoca, da sindaco 29enne, che al momento dell’evento era titolare della fascia tricolore da circa un mese, espressione di un monocolore del Partito Comunista Italiano.

Questa prefazione al libro ideato e scritto a più mani dai vertici dell’Associazione Roccastradini nel Mondo credo debba essere, prima di tutto, l’occasione per ringraziare gli autori.

Aldilà di qualche lettura soggettiva (come è giusto che sia) trovo infatti il lavoro svolto significativo perché esaustivo, un cofanetto di storia del capoluogo comunale regalato a chi – il dilombo – lo ha vissuto sulla propria pelle e ne ha solo sentito parlare.

Di quei giorni ricordo tutto come fosse ieri.

Rammento per esempio l’assemblea pubblica da me voluta al teatro, una settimana dopo lo sgombero.

Fu necessario montare gli altoparlanti anche fuori, su Corso Roma, perché l’edificio dei Concordi non poteva contenere tutti.

Mi rivedo sul palco, attore di un reality, si direbbe oggi, con a fianco il compianto Lusini (mio vicesindaco), terreo in volto.

Avevo la consapevolezza che quell’assemblea, rammentata poi decine di volte negli anni a venire con chi vi prese parte da cittadino, sarebbe stata il mio esame di maturità.

La gente mi chiedeva cosa fare: lasciare Roccastrada, non avendo certezze sul rientro nelle case o pazientare, trovare alternative provvisorie in paese e impegnarsi nella ricostruzione?.

Mi ero preparato ma non “recitai” quasi nulla del copione che tenevo stretto nelle mani.

Gli interventi della gente mi costrinsero, come si suol dire, ad andare a braccio.

Pare che fui molto convincente, perché alla fine gli applausi sovrastarono qualche malumore e in pochi, in conseguenza della frana, nei mesi successivi, scelsero di trasferirsi nella piana.

Va detto anche che da subito emerse la capacità che Roccastrada possiede, storicamente, di riaffermare la propria identità, il proprio, originale essere e sentirsi comunità.

Io, a differenza di altri, vidi di buon occhio la nascita di un Comitato cittadino presieduto dal medico e ufficiale sanitario Delfo Bolognini; così come scelsi di non raccogliere le provocazioni di chi, dai banchi della minoranza ma più spesso in piazza, urlava che la frana era figlia del malgoverno della Sinistra e della speculazione edilizia.

Il tempo, in questo caso, è stato galantuomo…

Infine una considerazione politica: la frana permise al Comune, al partito di Roccastrada, a me, di avvicinare persone nuove e di intessere rapporti ad ogni livello (frequenti diventarono le udienze in Parlamento).

Fu quindi un momento di crescita personale e collettiva, di unità.

Forse va letto anche in chiave il riavvicinamento con i socialisti (usciti tre anni prima dalla maggioranza) e il loro ritorno in giunta già nel 1970.

Con Delvo Tronconi, mio stimato e affettuoso vice sindaco, per esempio, diventammo amici grazie alla forzata frequentazione conseguente al dilombo.

Ma si potrebbero dare altri mille significati alla frana, agli atti e alle scelte che ne seguirono.

Mi fermo qui, limitandomi a ripetere che il libro ideato da Mario Amerini è una raccolta di preziose testimonianze, un campionario dove si intrecciano considerazioni tecniche e relazioni umane, uno sforzo di ricerca intorno a quella che, per il sindaco dell’epoca, rappresenta l’evento spartiacque tra due epoche: il dopoguerra polveroso e la Roccastrada che conosciamo, al passo con i tempi, Comune meno isolato, più aperto e più vicino a Grosseto.

Giuliano Bartalucci

 

 

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